Flop 5 Libri 2020: I Peggiori Libri Letti Nel 2020

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5# Hyperion di Dan Simmons

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Nel 2700 gli esseri umani, grazie allo sviluppo della tecnologia dei teleporter, si spostano istantaneamente nella galassia, ma un terribile esperimento, il Grande Errore, ha causato la distruzione della Terra e la diaspora dell’uomo nello spazio, dando vita così a una nuova federazione che unisce tutti i mondi abitati: l’Egemonia dell’Uomo. Alla vigilia dell’Armageddon, sette pellegrini affrontano un ultimo viaggio verso Hyperion, in cerca delle risposte agli enigmi della loro vita. Ognuno di loro deve raccontare agli altri la propria storia, per farsi conoscere e dimostrare di non essere una spia. I racconti dei sette ruotano intorno ai mondi e alle difficoltà che circondano lo spazio: dalla minaccia degli Ouster, discendenti dei primi coloni che fanno a meno della tecnologia, al ruolo della Chiesa Shrike, temuta da tutti. E in questi racconti, di una bellezza sfolgorante, sta la chiave che permetterebbe loro di salvare l’umanità.

Riponevo grandi speranze in Hyperion, ma questo primo libro della saga non mi ha convinto affatto, l’ho trovato troppo confusionario e lento. Probabilmente continuerò la lettura con i libri successivi, ma con aspettative molto inferiori.

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4# Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami

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Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico. Mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell’incomprensibile, schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Inquietante, avvincente e visionario, Kafka sulla spiaggia è il romanzo che consacra Murakami come uno dei più grandi narratori contemporanei.

Kafka sulla spiaggia è stato il mio primo libro di Murakami, autore di cui si parla moltissimo in giro. Questo libro è ricco di elementi astratti e fantasiosi mischiati ad elementi della realtà, tecnica tipica degli autori Giapponesi (o almeno di quelli che ho letto io, tipo Banana Yoshimoto). Non sono un grande fan di questo stile di scrittura, perciò non ho apprezzato pienamente questo libro, ma ho ricevuto molti consigli per altri libri dell’autore più “concreti”, quindi gli darò un’altra possibilità.

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3# Intuizioni di Alexandra Kleeman

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Come un alieno in missione sulla Terra, Alexandra Kleeman è di nuovo atterrata sul nostro pianeta. Nel suo romanzo d’esordio, «Il corpo che vuoi», in molti hanno visto una potente allegoria della nostra civiltà malata: ora, con la stessa inquietante lucidità, Kleeman osserva al microscopio dodici brandelli di un mondo che, seppur nostro, riconosciamo a stento. La raccolta, suddivisa in tre parti, esplora il corso della vita umana dal principio alla fine: il disagio di nascere in un mondo già formato; il breve lasso di tempo che ci è concesso per capire che cosa il mondo si aspetti da noi e accontentarlo; l’attimo in cui si realizza che la fine è vicina e ancora si è ben lungi dall’aver svelato il mistero dell’esistenza. Il titolo del libro è un omaggio a «Ode: intuizioni di immortalità nei ricordi dell’infanzia» di William Wordsworth, tuttavia non è chiaro che cosa vi si intuisca, e di qualunque cosa si tratti ha di certo ben poco a che vedere con una dolce promessa di immortalità. Immersi in un contesto familiarmente misterioso i personaggi di questi racconti si trovano a vivere situazioni e stati d’animo nuovi e spiazzanti: una donna è prigioniera di una vita preconfezionata in una stanza senza uscita; l’apocalisse opera per sottrazione, il mondo si svuota sotto gli occhi di chi lo abita; l’arte della danza è utilizzata come mezzo per addomesticare un ragazzino selvatico; la chiave per uscire vivi da un party è saper distinguere il sangue vero da quello finto.

Intuizioni è il primo libro dell’autrice americana Alexandra Kleeman, edito in Italia da Black Coffee, casa editrice che pubblica libri così belli che spesso li compro più per la copertina che per la sinossi, cosa successa con questo libro. Intuizioni di per sé non è un brutto libro, è scritto molto bene e sicuramente i contenuti a qualcuno piaceranno, ma si tratta di un’antologia contenente racconti molto astratti e surreali, spesso confusionari. Non sono un grande appassionato di questo stile, caratteristico dell’autrice (non sono riuscito a finire l’altro suo libro, Il corpo che vuoi), per questo motivo sono rimasto leggermente deluso. Ripeto, il libro è ben scritto, solo non fa per me.

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2# Il Trono di Spade: Libro quarto / Libro quinto di George R.R. Martin

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Come un alieno in missione sulla Terra, Alexandra Kleeman è di nuovo atterrata sul nostro pianeta. Nel suo romanzo d’esordio, «Il corpo che vuoi», in molti hanno visto una potente allegoria della nostra civiltà malata: ora, con la stessa inquietante lucidità, Kleeman osserva al microscopio dodici brandelli di un mondo che, seppur nostro, riconosciamo a stento. La raccolta, suddivisa in tre parti, esplora il corso della vita umana dal principio alla fine: il disagio di nascere in un mondo già formato; il breve lasso di tempo che ci è concesso per capire che cosa il mondo si aspetti da noi e accontentarlo; l’attimo in cui si realizza che la fine è vicina e ancora si è ben lungi dall’aver svelato il mistero dell’esistenza. Il titolo del libro è un omaggio a «Ode: intuizioni di immortalità nei ricordi dell’infanzia» di William Wordsworth, tuttavia non è chiaro che cosa vi si intuisca, e di qualunque cosa si tratti ha di certo ben poco a che vedere con una dolce promessa di immortalità. Immersi in un contesto familiarmente misterioso i personaggi di questi racconti si trovano a vivere situazioni e stati d’animo nuovi e spiazzanti: una donna è prigioniera di una vita preconfezionata in una stanza senza uscita; l’apocalisse opera per sottrazione, il mondo si svuota sotto gli occhi di chi lo abita; l’arte della danza è utilizzata come mezzo per addomesticare un ragazzino selvatico; la chiave per uscire vivi da un party è saper distinguere il sangue vero da quello finto.

Il quarto e il quinto libro del Trono di Spade sono i peggiori della serie, grazie a un colpo di genio di George R.R. Martin: raccontare la storia solo dal punto di vista di metà dei personaggi e ripetere poi la storia nel libro successivo, ma dal punto di vista dei rimanenti personaggi. In questi due libri non succede assolutamente nulla, sembrano libri preparatori per il sesto libro, semmai uscirà. Non c’è molto altro da dire, io non riesco a scrivere del nulla come George Martin.

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1# Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

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In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Il racconto dell’ancella è un libro che vedo sempre nominato quando si parla di distopie, perciò ero molto desideroso di leggerlo. Da questa lettura sono rimasto molto deluso per vari motivi, tra cui il worldbuilding scarno e la trama scarna. Mi è sembrato un libro costruito su un semplice concetto, sicuramente interessante da un punto di vista distopico, ma non elaborato ed espanso a sufficienza. Non si possono scrivere 400 pagine (e un seguito) basandosi solo su un’idea, è necessario aggiungerci dell’altro.

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