Parliamo di Audiolibri con VIR – Arte della Lettura Podcast #4

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In questo primo episodio del “reboot” di Arte della Lettura Podcast facciamo quattro chiacchiere con VIR – La forza delle parole, produttrice di Audiolibri su YouTube.

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Alessio: Ciao sono Alessio di “Arte della Lettura” e ben ritrovati su “Arte della Lettura Podcast”, quest’oggi con un episodio intervista a “VIR La forza delle parole”, produttrice di audiolibri su YouTube.

Ilaria: Ciao a tutti ascoltatori di Arte della Lettura, io sono VIR la forza delle parole, o Ilaria, se preferite e produco audiolibri sul mio canale YouTube da ormai tre anni, inserisco dentro musica, effetti sonori, ma tendenzialmente mi occupo della rilettura in sé e della creazione proprio di un audiolibro completo.

A: Ok allora direi di iniziare subito con le domande. La prima: quando e come hai iniziato a leggere libri su YouTube?

I: Allora, ho iniziato, lo dicevo nella mia intro, tre anni fa un po’ per caso, un po’ per tenermi in allenamento, perché avevo seguito un corso di lettura ad alta voce tenuto da un’attrice nella mia città, a cui avevo partecipato a tutte le elezioni, avevo fatto anche il saggio finale. L’attrice sostenne che ero molto portata per questa attività e quindi io mi dissi “ma sì, dai, teniamoci un po’ in allenamento”. Siccome avevo imparato un pochino ad usare YouTube, perché avevo creato un precedente canale con un altro progetto e quindi avevo un po’ imparato a gestire a larghe linee qualche cosa, creai questo canale. All’inizio doveva essere un canale di lettura di poesie, infatti VIR non è altro che un acronimo, starebbe per Voci In Rima, e in realtà ho abbandonata la poesia perché non mi divertivo a portarla, io sono sempre stata un’amante della prosa e quindi ho continuato con la prosa, con i romanzi, coi racconti ecc. però il nome VIR è rimasto perché a me piaceva molto, mi suonava bene e ho continuato. All’epoca però aprii questo canale così, dicendo “ma sì, ogni tanto carico due letture, mi tengo in allenamento, cit. tanto chi vuoi che mi senta?” e infatti eccoci qua.

A: Ma tu hai seguito quel corso perché eri già interessata alla narrazione oppure l’hai seguito per caso e lì è nata la passione?

I: Allora, l’ho seguito un po’ per caso perché me lo consigliò mia madre, perché aveva trovato l’iniziativa, però a me come pratica è sempre piaciuta e l’ho sempre involontariamente fatta, avevo anche letto ad alta voce per alcuni spettacoli nella mia zona, quindi ero stata proprio chiamata a fare questa attività, senza che all’epoca sapessi che poteva essere una cosa effettivamente autonoma, però è stato da questa esperienza di corso che ho capito che era un’attività che potevo effettivamente coltivare, e che aveva uno predisposizione, prima non ne ero consapevole, sebbene la facessi già. 

A: E tu sei nata narratrice, giusto?

I: Non propriamente. 

A: C’era un po’ di narratrice nel tuo dna quando sei nata e poi l’hai sviluppato.

I: Probabilmente sì, perché questa parte di me di voce narrante ce l’avevo già in me, perché io nasco in realtà come scrittrice, io ho sempre scritto nella mia vita e pensavo che fosse l’unica cosa che sapessi fare, e invece scoperto di saper fare tante altre cose. La voce narrante ce l’ho sempre un po’ avuto in testa perché quando scrivo, nella mia testa, specialmente nei dialoghi, ho sempre in mente l’intonazione dei personaggi, quindi in realtà questa attività la facevo perché rileggevo quello che scrivevo e davo un’interpretazione, perché nella mia testa avevo delle immagini vive che riproducevo su carta. Poi, invece, ho scoperto che poteva essere una cosa che potevo sviluppare a parte e che, volendo, era una cosa a parte da sviluppare e quindi eccoci qua. Ho continuato con VIR e ho sviluppato un po’ di più, negli ultimi anni, la parte di voce narrante rispetto alla parte di scrittrice, perché l’ho lasciata un attimino in disparte, non riuscivo a portare avanti tutto, però ultimamente sto cercando di reintegrarle, portando anche cose mie.

A: Hai unito i tuoi due mondi, le tue due passioni. Anche sul tuo canale ci sono molti racconti scritti da te e narrati da te.

I: Sì, ho iniziato a portare qualcosina di mio, tendo un po’ a essere parsimoniosa coi miei testi perché ne sono un pochino gelosa, però in effetti sto riscontrando un discreto successo, la qual cosa mi rende felicissima, perché a livello di pubblicazioni o altro, sì, ho avuto un’esperienza da ragazzina di pubblicazione ma non avevo all’epoca tanto pubblico a cui sottoporre i miei lavori. Adesso, anche grazie al canale, effettivamente ho avuto anche questa opportunità e quindi è interessante vedere le persone come reagiscono al mio lavoro e per ora devo dire che ne sono stati contenti. I progetti che al momento stanno andando meglio sono: la mia serie horror I demoni dalla notte, che sto portando avanti dall’anno scorso, devo fare la seconda stagione, aiuto!

A: Non era finita? Mi avevi anche parlato che eri contenta che era finita.

I: Era finita la prima stagione, adesso sto lavorando alla seconda stagione che sarà quella conclusiva, perché la serie era andata oggettivamente bene quindi mi son detta “ok, faccio gli ultimi quattro disturbi del sonno, perché questa prende ispirazione dai disturbi del sonno, riletti un po’ in chiave horror e in stile radiogramma, con altre voci narranti che chiamo a collaborare ecc. e quindi siccome era andata molto bene, vorrei concludere questa serie con questa seconda stagione. L’altro testo che era andato bene, era un racconto che avevo scritto un anno fa, mi sembra, doveva essere per un concorso ma ovviamente non me l’hanno preso perché ai concorsi di scrittura non sono molto fortunata, e questo racconto, che si intitola L’ora verde, ambientato nella Parigi dell’Ottocento, che avevo tratto ispirazione da un quadro di Degas per scriverlo, quelle andato stranamente e piacevolmente molto bene, non so come ho fatto da arrivare a più di mille visite, e adesso l’ultima cosa che mi stanno chiedendo veramente tanto è continuare a leggere questo racconto che scrissi cinque anni fa ispirandomi a Lo Hobbit. Avevo fatto un sondaggio per chiedere alle persone se gradivano che io iniziassi a pubblicarne un pochino e sta andando veramente bene, cioè il primo il video dove lessi i primi quattro capitoli come estratto, non mi aspettavo che ci fossero più di 600 visite per una storia così, che io ritengo un po’ un esercizio di scrittura che all’epoca feci, perché avevo bisogno di sperimentare, rilavorare e alleggerire il mio stile ed effettivamente quell’opera mi ha aiutata molto.

Quindi questi sono i miei lavori che al momento vanno meglio. Ho scritto anche altre cose, però questi sono quelli che stanno andando per la maggiore al momento.

A: Quindi, visto che tu hai questi due lati creativi, narrazione e scrittura, quale dei due preferisci? 

I: Fino a tre anni fa avrei detto scrittura tutta la vita, ad oggi non ne sono più così tanto sicura, sono cambiate tante cose, sono cresciuta io, ho sviluppato questa attività che mi sta dando diverse soddisfazioni e quindi non credo di saperla scegliere.

A: Se avessi la possibilità di andare a livello professionale, di farlo come lavoro addirittura, mettiamola così, quale dei due?

I: Penso che sceglierei la narrazione.

A: Quindi in questi tre anni hai cambiato.

I: Ho cambiato un pochino sì. Sono successe un po’ di cose nella mia vita e che mi hanno fatto capire che non so solo scrivere, so anche fare altro, e la scrittura farà sempre comunque parte di me. Scelgo la narrazione perché possono sempre integrarla con la scrittura, non che con la scrittura non possa integrare la narrazione, però con la narrazione ho più possibilità di integrarla, mi è più semplice. Se io parto già facendo la voce narrante, in più metto cose mie ogni tanto, se invece scrivo e basta e rimango chiusa nella mia stanzetta a scrivere, anche i contatti col mondo sono limitati e quindi penso che, a questo punto, come lavoro farei la parte narrativa, di voce narrante, sempre però avendo la scrittura, in fondo, come mia vocazione, una delle mie due vocazioni principali, perché sono imprescindibili l’una dall’altra, non riesco a scinderle totalmente.

A: Quindi sarebbe la narrazione il lavoro e la scrittura l’hobby che fai quando torni a casa dal lavoro.

I: Sì, e dire che una volta avrei detto il contrario. 

A: Magari l’anno prossimo ancora cambi-

I: E chi lo sa? Sono abbastanza volubile sui miei pensieri e sul mio futuro.

A: Ci puoi descrivere il processo di creazione di un tuo audiolibro, dall’ideazione alla pubblicazione finale? 

I: Il processo è semplice e al contempo complicato. È semplice forse da spiegare, ma è complesso da realizzare nel concreto. Quando decido di portare una cosa in audiolibro, decide innanzitutto che testo portare. Ora, su internet, su YouTube in particolare, non è possibile portare qualsiasi testo, ì ci sono delle regole, in particolare una regola a cui bisogna sottostare è la regola del copyright, ovviamente questo limita un po’ la scelta di testi ma per fortuna ci sono diversi generi che si possono portare, diversi racconti, diversi romanzi che si possono portare, perché i diritti sono scaduti o le traduzioni sono abbastanza vecchie. La cosa e facilitata dal fatto che io adoro i classici, quindi non mi è difficile andare a scovare anche qualche perla rara, qualche racconto insolito, come ad esempio feci per Carmilla, un romanzo gotico un po’ sconosciuto ai più, ma che ritengo sia un romanzo molto bello ed è l’unico romanzo che mi piace a tema vampiri, al momento. È una cosa che fino a qualche tempo fa avevo portato soltanto io su YouTube, poi ho scoperto che qualcun altro ha iniziato a portarlo e penso che qualcun altro ancora inizierà a portarlo e ne sono contenta, perché il romanzo merita, e più versioni ci sono di un romanzo, più questo romanzo può essere riscoperto.

A: Addirittura una volta hai portato una cosa così di nicchia che non c’era nemmeno in Italia, Madame Butterfly.

I: Sì, giusto, è vero. Quello è stato un lavoro assurdo perché l’ho tradotto io. Quella è stata la prima volta che mi sono messa a tradurre un testo dall’inglese all’italiano, infatti la traduzione dico sempre che è quella che è, però il racconto mi piace talmente tanto, una la storia che mi ha sempre affascinata, che era ingiusto che non ci fosse almeno un modo in italiano per goderne e siccome è un testo free, perché l’autore è morto da più di 70 anni, mi son detta “ok, proviamo, vediamo come va”. È stata una gran faticaccia e tra l’altro penso di fargli un restyling, perché io l’avevo pubblicato a capitoli e siccome la pubblicazione a capitoli ho notato che non piace alla piattaforma, ho deciso che in futuro, quando sarò un po’ più libera dai miei impegni, la rileggerò da capo – quindi sarà una rilettura con la mia nuova edizione, magari sono anche migliorata – e la faccio con un video unico che dovrebbe durare un’ora e mezza. È stato un lavoro impegnativo ma ci tenevo. Tendo sempre a portare cose di nicchia, perché mi piacciono, perché sono rare e quindi c’è più possibilità che qualcuno si incuriosisca, e poi perché si possono aprire nuovi orizzonti.

A: Ma ci sono comunque problemi nel caso tu porti una traduzione di un libro che in Italia ancora non è presente? Come copyright dico.

I: Da quello che ho letto io, in teoria no, perché io ho fatto la traduzione, quindi ho preso un testo che è in public domain, quindi che chiunque può utilizzare: è come se io prendessi un testo in inglese di Sherlock Holmes e ne facessi io la traduzione, io ne avrei tutti i diritti sulla mia traduzione.

A: Quindi puoi farlo?

I: Sì, io ho i diritti sulla mia traduzione, perché l’ho creata io. Certo, bisognerebbe che io la pubblicassi per fare un bel lavoro, pubblicazione proprio nel senso di cartaceo e digitale, per renderlo diciamo un po’ più ufficiale, ma in realtà ho letto che, stando alle nuove normative, anche semplicemente la pubblicazione su quasi tipo di social, o cose del genere, è già comunque una tutela di copyright.

A: Confermo dall’alto del mio diritto informatico.

I: Meno male che abbiamo una voce esperta. Ecco, quindi la traduzione posso farla perché il test è copyright free. Se, invece, la traduzione ha meno di vent’anni, sei un po’ più a rischio. Puoi portare un estratto, oppure puoi portare una traduzione un po’ vecchiotta, magari non sono passati vent’anni, precisi ma ne son passati un po’, altrimenti effettivamente poi incorrere in problemi. Più che le traduzioni, i problemi sono proprio le opere in sé.

A: Cioè, per esempio, Harry Potter, ce l’abbiamo in italiano e in inglese. Se tu prendi l’edizione in inglese, la traduci, quella traduzione che è tua la puoi leggere?

I: No, perché i diritti sono della Rowling ancora. Questa cosa della traduzione la puoi fare quando l’opera originale ha il copyright già scaduto.

A: Ok, quindi in ogni caso deve essere scaduto il copyright, non ci sono magheggi strani?

I: No, o almeno per ora non è saltato fuori niente. Ci sono stati dei casi un po’ particolari, dove l’autrice o l’autore che uno prende, dovrebbe essere free, ma ci sono magagne con gli eredi ecc. e quindi a volte c’è gente che acquista i diritti anche se l’autore sarebbe free, insomma, dipende un po’ da caso a caso, dipende dall’autore, ma la regola di base è che se sono passati minimo 70 anni dalla morte dell’autore, e la traduzione eventuale ha vent’anni, tu quel libro lo puoi prendere, lo puoi replicare e usare, e puoi crearne qualche cosa. 

Quando io leggo gli audiolibri, faccio un lavoro talmente di stravolgimento, che uno difficilmente potrebbe venirmi a dire qualche cosa, ma comunque io sto sempre molto attenta a queste cose  e se porto un libro, che so che è ancora sotto copyright, lo inserisco nelle mie rubriche, o di estratto, perché ho proprio creato una rubrica dove faccio solo estratti di libri perché, che ne so, voglio far conoscere quel libro perché mi piace, cosa che ho anche fatto, e quindi faccio l’estratto e lo metto lì, e l’estratto si può fare, altrimenti ho la rubrica di Primo capitolo, in cui leggo il primo capitolo di romanzi molto famosi o di classici, anche di traduzioni recenti, ma se leggi un capitolo non succede niente perché è un estratto. Ho creato queste rubriche apposta, perché posso portare qualcosina. Inoltre, Primo capitolo aiuta anche a scoprire gli incipit dei grandi romanzi, questa cosa che mi piaceva un sacco, ed è una cosa che ho visto che piace. Poi c’è gente che mi ha chiesto di leggere il libro intero, come per esempio è capitato per Uno studio in nero di Ellery Queen, per il quale diverse persone mi hanno chiesto di fare la lettura integrale ma di Ellery Queen, ho controllato, non si può fare la lettura integrale, perché l’autore è ancora sotto copyright, non sono passati 70 anni dalla morte. Il magico mondo di YouTube.

A: Il mondo del copyright in generale è tutto un sistema di truffa incredibile. Quindi siamo arrivati alla scelta del libro che andrai a leggere.

I: Una volta scelto il libro o il racconto, c’è una biforcazione, a seconda se ho tempo o meno. Se ho tempo mi preparo il testo, quindi leggo minimo due volte nella mente il testo, per capire come sono le frasi, per capire che intonazione mettere, che voci dare eventualmente ai personaggi ecc., se non ho tempo vado di lettura a prima vista, ossia mi metto subito al microfono e leggo a prima battuta, ovviamente con tutti gli sbagli del caso.

A: E poi il tempo che risparmi per fare in prima battuta lo perdi poi nell’editing.

I: Esatto, quindi in realtà poi si lavora sempre un sacco lo stesso. Una volta, comunque, che si prende un minimo in esame, si va alla registrazione. La registrazione è già complessa di sé. Io abito in una zona che è tranquilla, ma abito vicino a diversi fonti di rumore, ci sono degli aerei, ci sono dei treni, ci sono i cani, davvero sono tanti rumori e non ho una stanza insonorizzata, io leggo in camera mia, con un microfono, un computer e una ventola per non far surriscaldare il computer. Basta, io non ho nient’altro per ora, anche se sto cercando di racimolare un po’ di cose, un po’ di guadagni, diciamo, e di mettere da parte un po’ di soldini per cambiare completamente l’attrezzatura, il problema è che prima di cambiare l’attrezzatura il mio computer dovrà abbandonarmi, prima di allora non potrò iniziare a fare un cambio totale come vorrei fare. Tutta questa premessa per dire che mi devo adattare ad una strumentazione abbastanza basic, che a me va bene, perché è da anni che lavoro con un programma, Audacity, che è un programma open source che ti fa tutto, io con quello registro ed edito, faccio tutto lì. 

Una volta finito di registrare, mi devo riascoltare e fare l’editing della pulizia vocale, quindi si inizia a togliere i clic, a togliere i troppi fiati, a tagliare le parti dove si ha sbagliato, a spostare frasi se magari vanno meglio intonate in un modo invece che in un altro, a rifare certe frasi e a rincollarle se il microfono – ho un microfono usb in questo momento, un Trust Emita, nel caso qualcuno magari volesse saperlo – a volte mi salta le frasi, perché è simpatico, perché è burlone lui, e quindi devo rifare delle fasi che devo rincollare al minutaggio, quindi segnati il minutaggio, rifai la frase, rincolla ecc. Non solo, fatta la prima pulizia vocale, devi fare la correzione totale e quindi bisogna fare l’eliminazione di rumori di fondo, che per fortuna con Audacity è micidiale, infatti dopo non si sente praticamente niente, l’equalizzazione, la normalizzazione, la compressione dell’audio, che per fortuna sono tutti procedimenti che ti fa Audacity con quattro mosse. 

C’è anche la seconda parte di editing, che dipende a seconda del lavoro che faccio. Se è un racconto tutto sommato abbastanza breve o un racconto autoconclusivo, tendenzialmente adesso utilizzo un sistema dove o non musiche, se non la sigla iniziale e di chiusura dell’audiolibro – perché le sigle mi piacciano tanto, io tra l’altro tendo a cambiare sigla una ogni audiolibro perché sono masochista, sto già decidendo adesso di dare agli Sherlock una stessa sigla, ed è già questo un miracolo, figuriamoci sugli altri audiolibri, cambio in continuazione le musiche. 

A: Ma è anche giusto, dai un tono diverso, già dall’inizio, per ogni audiolibro.

I: Sì, perché ti dà il senso di ambientazione, ti aiuta di immergerti nella storia, secondo me.

A: Pensa ad una sigla tutta allegra e poi parte la tua serie horror, stona un po’.

I: Esatto. L’ho fatto soltanto una volta questo giochetto qui. Una volta feci un pesce d’aprile, fu la prima e unica volta che lessi qualcosa di Lovecraft, horror quindi, e come musica iniziale misi una musichetta tutta dolce e “tenerosa”, poi all’improvviso I gatti di Ulthar! Era un pesce d’aprile, non l’ho fatto mai più, perché Lovecraft, come stile, per me è troppo pesante, non mi trovo tanto in sintonia con quelle stile lì. 

Tornando all’editing, dicevo, la seconda parte di editing sono la musica e gli effetti sonori, nel caso io li voglia inserire, ad esempio negli Sherlock Holmes io inserisco sia musiche che effetti sonori e inserisco minimo dieci musiche durante gli Sherlock, che per fortuna alcune musiche le conosco già e so già dove metterle perché sono le musiche che io chiamo “musica d’ambiente”, tipo quando Sherlock è in poltrona con Watson, quando devono fare un inseguimento, più o meno ormai ho memorizzato che musiche mettere, altrimenti ogni volta è un delirio trovare la musica adatta, perché io perdo a volte più tempo a trovare le musiche che a fare il resto dell’editing. Stessa cosa per gli effetti sonori, devi trovare quello tendenzialmente free e coordinarlo, quindi dargli la tempistica giusta eccetera. Questi sono i più complicati, quindi gli Sherlock Holmes e i racconti particolarmente elaborati o le mie creazioni, a quelle do un editing molto specifico, mentre sugli altri racconti ho iniziato a mettere o una musica sola, fissa, che in genere era la stessa della sigla, oppure non metterla, perché è stato anche un esperimento vedere come reagivano le persone senza musica. 

Poi completato tutto questo, bisogna salvare l’audio e creare il video. Sì, perché io faccio tutto da sola, non ho nessuno che mi aiuta.

A: C’è un team composto da una VIR.

I: Esatto, c’è una VIR e le sue molteplici personalità, che gestiscano tutta la roba, tutta la baracca. 

Dunque, c’è la creazione del video, quindi bisogna trovare un’immagine copyright free, perché utilizzo solo immagini copyright free, a meno che non mi capiti la rara occasione di poter collaborare con degli artisti – mi è capitato una volta, per ora, di collaborare con un artista illustratore – e le altre volte mi sono sempre arrangiata con Pixabay e Unsplash per le immagini free, perché sennò YouTube ti segnala i video anche se non usi immagini che vanno bene. Anche le musica sono copyright free, quindi bisogna andare proprio in siti specifici per trovarle, giusto giusto per ricordarlo, altrimenti ti segnalano il video. 

A: C’è il rischio dell’agguato del copyright strike, è sempre dietro l’angolo. 

I: C’è gente che seriamente ha avuto dei problemi. Ad una ragazza avevano segnalato un video dove c’era lei che parlava e diceva che qualcuno l’aveva segnalato per copyright, e la voce alla sua! Le cose assurde dell’internet. 

Io utilizzo immagini copyright free perché altrimenti YouTube si imbizzarrisce, non è contento, da una parte anche giustamente perché il copyright è una tematica sì spinosa ma, per certi versi, corretta. Quindi, cerco le immagini creo la copertina, che da adesso è anche l’immagine fissa del video, perché i video li faccio con immagine fissa, perché per me non è importante quello che si vede ma quello che si ascolta. 

Apro il mio fantastico Movie Maker, perché io ho ancora Movie Maker, quanto sono vintage, creo il video, quindi si crea il file, che poi carico sul mio canale. Siccome non ho una connessione particolarmente potente, ci metto un tot di ore, e poi alla fine il video è online. Ma non è ancora finita, perché c’è tutta la parte della descrizione dei video, perché dentro i miei video c’è tutta una descrizione dove metto titolo, autore, una piccola anteprima, tutti i vari link ai social e, se Dio vuole, ho finito il video. Tutto questo da sola, senza aiuti. 

A: Beh non tanta roba, giusto due cosette rapide. 

I: Ma sì, tutto sommato ci metti poco, giusto un paio di mesi per fare uno Sherlock Holmes, se non sei. Dettagli.

A: Alla fine gli Sherlock Holmes sono i tuoi video in cui tu metti più tempo ad editare e a produrre.

I: Sono i video in cui metto veramente tanto tempo. Ci metto tanto perché sono racconti lunghi e poi perché hanno un lavoro dietro più complesso degli altri, perché metto tante musiche, metto gli effetti sonori, anche le immagini, quando faccio le copertine le creo comunque con un’attenzione ancora più particolare, insomma, essendo i miei cavalli di battaglia ed essendo tra i miei testi preferiti da fare, piuttosto ci metto tanto tempo ma una volta che il pubblico sono sicura che sono più o meno soddisfatta. 

A: Alla fine hai anche un ritorno, tu ci metti la qualità e alla fine sono i tuoi video con più visualizzazioni.

I: Questo sì. Devo ammettere che negli ultimi tempi, salvo eccezioni, i racconti di Sherlock sono i miei video più visti, anche guardando le classifiche o le cosiddette analytics, che sono tutti i diagrammi per vedere come stanno andando i video a livello di visualizzazione e di interazione, e gli Sherlock sono sempre quelli che mi danno più soddisfazione di tutti.

Interrompo velocemente l’episodio per dirvi che se vi piace Arte della Lettura Podcast potete supportare la produzione tramite Patreon, o tramite l’acquisto di magliette. Trovate tutto nella descrizione. Facendo una donazione tramite Patreon avrete accesso a vari vantaggi e, se lo fate in questo mese, avrete anche come omaggio dei segnalibri di Arte della Lettura. Il momento dello Spam è finito. Vi lascio al resto dell’episodio.

A: Quindi la parte più complicata del tuo lavoro è l’editing, ma qual è la più semplice?

I: La più semplice, per quanto mi riguarda, è la realizzazione delle copertine dei video. È la parte più semplice perché, tutto sommato, è una parte che mi sta simpatica. Inoltre, col fatto che metto le immagini, le sfumature, le scritte, è una parte un pochino più artistica, non che il resto non lo sia, però in questo caso ci sono anche le immagini, le scrittine e tutto, e ci metto effettivamente non troppo tempo. Certo, le curo come tutto il resto del lavoro ma è la parte più semplice. Avrei forse dovuto dire “la lettura” probabilmente, però in realtà dipende dal testo, dipende dalla stanchezza mentale, dipende da come è scritta la prosa, quindi in realtà delle volte non è neanche così semplice leggere, però è la parte più divertente, quello sì, è più divertente ma non è esattamente la più semplice.

A: Quindi di solito, in linea di massima, quella più semplice è la copertina. E la lettura è un po’ un’incognita, a volte si, a volte no.

I: Esatto, perché a volte va scatola chiusa, specialmente se, come accennavamo precedentemente, si fa lettura a prima vista, quindi magari non si ha avuto tempo di avere un’idea dello stile con cui ha scritto l’autore, non si ha idea di che tipologia di periodi utilizza all’interno, proprio dello stile, anche le voci stesse dei personaggi, se non te le sei preparate prima perché non hai letto prima il testo, lo scopri al momento, quindi sbagli, devi ritornare indietro, devi rileggere e poi, in fase editing, cancellare tutta la parte sbagliata. Quindi la lettura è sempre un’incognita, però da una parte il bello è quello.

A: Ma c’è mai stato un libro che hai abbandonato? Non intendo per la lettura, ma per la parte della narrazione, magari sei arrivata a un certo punto e hai detto “no, non ne vale la pena, lasciamo stare”? 28:05

I: Purtroppo mi è capitato tantissime volte, soprattutto all’inizio del canale, ma non tanto perché non ne valesse la pena, in quanto non stimassi l’opera o fosse troppo complicata, i problemi sono stati o perché non c’era audience e quindi alle persone del mio canale non piaceva, e quindi se non ho riscontri dà poca soddisfazione anche a me, perché il bello di portare un audiolibro è anche confrontarsi con gli ascoltatori, sapere cosa gli è piaciuto, cosa eventualmente no, oppure è capitato perché l’opera era troppo complessa da rendere e io all’epoca non riuscivo a reggere. Questa cosa mi è capitata con Lo Hobbit. Sono stata tre anni fa una delle pochissime persone, forse eravamo in due ad averlo fatto, ad aver iniziato a leggere Lo hobbit. Io sono arrivata a leggere soltanto fino alla prima parte del sesto capitolo, poi ho dovuto lasciare, perché all’epoca, innanzitutto, non stava andando tanto bene ed era veramente troppo complesso per me, ad esempio, interpretare un gruppo di dodici nani, con tutte le voci diverse e quindi doversi ricordare ogni santa volta chi era la voce di chi. I capitoli che erano lunghissimi, erano capitoli di un’ora cadauno, come praticamente fare uno Sherlock Holmes, e all’epoca mettevo le musiche, gli effetti sonori e le interpretazioni per ogni singolo capitolo. All’epoca avevo ancora meno strumentazione di adesso: il primo capitolo de Lo Hobbit l’ho letto col cellulare, e avevo un cellulare anche abbastanza “scrauso”, quindi figurati. Anche le musiche non c’erano, le mettevo staccate, insomma era un prodotto un po’ così. Poi ho iniziato a usare Audacity verso il terzo capitolo, però non sapevo dell’eliminazione di rumori di fondo e quindi si sente tutto quel fastidioso sottofondo dietro. Quando ho iniziato a capirci qualcosa, eravamo già al sesto capitolo inoltrato, però io, a livello di energie, non ce la stavo facendo più e quindi lo abbandonai.

Per fortuna poi è stato recuperato e altri miei colleghi hanno iniziato a portarlo, cioè ad esempio Menestrandise Audiolibri, di cui abbiamo parlato precedentemente, forse l’avevo già citato, lui ha portato proprio l’audiolibro integrale, che sono 10 ore mi pare e quindi, insomma, è il suo video più visto, lui l’ha portato integrale e quindi ha fatto veramente un bel lavoro. Da allora nessuno mi ha più chiesto di continuare Lo Hobbit, da una parte sono contenta perché era diventato abbastanza difficile dover spiegare ogni volta il fatto che avevo delle difficoltà a portare avanti un libro che, tra l’altro, è uno dei miei preferiti, paradossalmente, però era proprio una fatica a livello di energia, a livello di tempo, che all’epoca non ero in grado. A oggi sarei probabilmente in grado, con l’allenamento che ho fatto in tre anni, ma ho talmente tanti altri progetti che al momento Lo Hobbit non rientra tra questi, sarebbe un romanzo troppo complesso da portare, ci sarebbe anche il fatto che sarebbe veramente un’opera che mi impegnerebbe per più di un anno, coi miei ritmi, e quindi non volevo tenere il canale fermo per soltanto un lavoro. Quindi devo scegliere e siccome YouTube premia la continuità, e a me piace variare, personalmente parlando, mi piace lavorare a più cose, ho deciso al momento di abbandonare Lo Hobbit e ormai le persone se ne sono fatte una ragione.

Quello è stato l’esempio più eclatante, ma mi è successo anche con altri titoli, per motivi simili. 

A: Prima dicevi che una delle difficoltà era narrare, dare la voce a molti personaggi differenti tra loro. Come fai a tenere traccia, quando narri un libro, di tutti i personaggi, di ricordati com’è la loro voce? Perché magari ci sono personaggi che fanno solo qualche comparsa una volta per capitolo. Hai una lista? Ti scrivi come devi farlo?

I: Sai cosa? Vado a memoria. Devo per forza andare a memoria, perché a una certa c’è da dire che, siccome riesco ad entrare dentro la storia, riesco poi a figurarmi i personaggi, quindi tendenzialmente riesco anche a ricordare l’intonazione. Le voci che riesco a fare ovviamente sono abbastanza limitate, specialmente per i ruoli maschili, perché più o meno sono sempre quelle che riesco a rendere, però questo mi permette di sapermi gestire, al massimo se non mi ricordo esattamente che voce ho fatto, perché sono passate diverse, settimane vado a riascoltare gli audio precedenti, però tendenzialmente vado a memoria. 

A: Io, avendo una memoria veramente brevissima, mi dimentico tutto all’istante, quindi per me non funzionerebbe mai.

I: Beh, magari sei hai quattro personaggi all’interno della storia, secondo me, anche riesci, ma una roba come Lo Hobbit in cui solo il gruppo dei nani sono dodici, più Gandalf, più Bilbo, poi arrivano gli orchi. Ricordo il capitolo dei troll che feci, che era il secondo capitolo, mi pare, in cui mi sono dovuta inventare le voci dei troll: è stato divertentissimo ma è stato difficile ricordarmi dopo come le dovevo fare, perché erano proprio stranissime come voci, non ricordo neanche adesso com’è che le ho fatte, dovrei andarlo a risentire.

A: Tu non applichi nessun effetto alle tre voci, quindi sono tutte fatte da te al 100%?

I: In verità no, specialmente in passato. Adesso tendo a non usarli se non per casi eccezionalissimi, ma in passato lo facevo, proprio perché all’epoca non ero capace di variare così tanto come adesso. Faccio un esempio, in Carmilla la voce narrante è la mia, l’unica voce modificata all’interno della storia è quella proprio di Carmilla stessa, che è la mia voce, dove già narro con una tonalità più bassa di mio, e in più ho applicato un effetto per abbassarmela ancora di un pochino, quindi sembra più profonda, però sono sempre io. Le voci maschili, invece, ero io al 100%, già all’epoca avevo sperimentato le voci maschili ed ero io, però effettivamente avevo usato un abbassamento per Carmilla, ma per forza, avevo bisogno di differenziarla parecchio e io all’epoca non riuscivo a fare una voce particolarmente profonda. Forse oggi riuscirei ma si sentirebbe che sono sempre io e a me serviva a differenziare le due protagoniste, perché alla fine parlavano quasi sempre loro, quindi ho detto “no, non posso essere sempre io, altrimenti le persone non capiscono chi parla”.

A: Prima hai detto che il tuo genere di libri preferiti, da leggere e narrare, sono i classici. Perché? 

I: Esatto. I classici mi piacciono perché sono storie che mi entusiasmano tantissimo, hanno degli intrecci fantastici, hanno degli stili meravigliosi e ti sanno trasportare veramente nell’ambientazione descritta, proprio per l’abilità dell’autore, cosa che nei libri contemporanei faccio molta fatica a trovare. Ho trovato qualcuno, per fortuna, però giustamente non posso portarli perché, parlavamo appunto del concetto di copyright, non si possono portare integralmente, ed è anche giusto da una parte, però i classici sono quelli che mi entusiasmano di più. Sono antichi, e a me l’epoca antica piace, sinceramente. Il mio periodo storico preferito è quello tra il Sette e l’Ottocento, anche se riesco ad andare anche più indietro nel tempo, ovviamente. Già nella civiltà egizia ho fatto un attimino fatica a trovare storie che mi piacessero, però dal Medioevo in avanti, fino all’inizio Novecento, è tutto un periodo che mi piace molto con tutte le storie ambientate in quell’epoca, quindi gli autori dell’Ottocento mi piacciono in maniera particolare. 

A: Ma non sono anche più difficili le storie da narrare? Aggiungi anche una difficoltà in più al tuo lavoro.

I: Per certi versi, in realtà, no, perché siccome io ho già una preferenza per questi libri, quindi anche individualmente, per mio passatempo, li leggo, per me è più naturale leggere un libro classico che un libro contemporaneo. Faccio un esempio molto simpatico: io come esperimento, consigliato dal qui presente in chat Zelcor, e consigliata anche da Lorenzo Loreti, che è un altro narratore bravissimo all’interno della community delle voci narranti, mi hanno spinta a provare di leggere qualcosina di Stephen King. Ora, Stephen King è un autore contemporaneo con una prosa molto bella, molto fluida, assolutamente, però io ricordo che quando portai un estratto dal romanzo Carrie – quello fu il mio primo approccio con un testo suo – fu molto difficile per me, oltre per il fatto che leggere gli estratti non è mai semplice, però mi trovai in difficoltà in diversi momenti, perché non mi trovavo con lo stile al momento, non che non mi piacesse, ma facevo fatica a dare l’intenzione giusta alla frase, perché King è quasi cinematografico nello stile, secondo me, almeno questa è l’idea che mi sono fatta leggendolo. Io ero abituata, invece, alla narrativa, quindi alla prosa, quindi alle frasi lunghe e articolate, alle subordinate costruite in un certo modo, più narrativo, appunto, non tanto cinematografico, quindi anche l’intenzione della frase deve esser cinematografica, in un certo senso. Ho faticato non poco a capire come leggere King. Quando, invece, poi portai Il caso del dottore, sempre di Stephen King, che è un racconto di 45 minuti, o una cosa del genere, lì ero più vicina al mio stile perché Il caso del dottore è un apocrifo che King ha scritto su Sherlock Holmes, e lì King ha tentato di riprodurre parzialmente lo stile di Doyle, e quindi non ho avuto problemi, ad esempio.

A: Quindi alla fine è solo questione di abitudine. Tu sei già abituata verso i classici e per te è naturale quel linguaggio.

I: Esatto. Per me è più semplice. Con un libro contemporaneo faccio più fatica a capire praticamente l’intenzione, forse faccio anche fatica a capire, a volte, come si deve costruire la frase in quel senso. Poi, per carità, nel caso di romanzi contemporanei io me li preparo prima, ho trovato un metodo per risolvere questo problema: mentre con i classici posso permettermi di andare a prima vista, come lettura, con quelli contemporanei se devo portarne degli estratti, no, devo prepararmeli prima, almeno due o tre letture, prima a mente me li devo studiacchiare un attimino e dopo registro. Questo ha ovviato al problema dei romanzi contemporanei, quando li porto, che è ha abbastanza raro, ma mi è capitato di portarli.

A: Pubblichi sotto pseudonimo per una questione di nome d’arte o di privacy? 

I: Inizialmente l’ho fatto per libertà, e diciamo anche privacy, ma forse non era tanto quello il motivo. Era per sentirmi più libera e tuttora mi sento libera a fare così, oltre ad essere anche parte della filosofia che c’è dietro al canale. All’inizio, anche il logo che avevo precedentemente, ossia il dettaglio del dipinto della lettrice di Fragonard, dove ci vedeva soltanto la mano che reggeva il libro, per me aveva il significato che nel mio canale l’importante non era tanto la persona, quindi io che faccia avessi o non avessi, ma per me l’importante era il testo, l’importante erano i libri e quindi volevo dare rilevanza soprattutto a loro. E poi mi sento più libera sotto un certo punto di vista. Adesso, però, dopo tre anni sto effettivamente modificando un po’ questa idea e in effetti il mio logo adesso prevede il mezzobusto della ragazza della lettrice di Fragonard, tra l’altro il logo è stato realizzato da una mia collega bravissima, che è La Musifavolista, Valentina, che anche ha un canale di audiolibri, ma fa anche tantissime altre sperimentazioni con la voce e con la musica, è una ragazza veramente piena di talento e disegna anche benissimo, fa dei disegnini meravigliosi. Lei veramente è un’artista a tutto tondo, secondo me, Valentina è bravissima, infatti la consiglio caldamente, sempre, e lei è stata così carina da realizzare proprio il disegnino del mio nuovo logo, me l’ha regalato ed è stata davvero troppo dolce. Il fatto che sia a mezzo busto è un po’ iniziare a dirmi “anche io ho importanza all’interno del mio canale”, quindi sì, non è importante il mio aspetto fisico, infatti il famoso face reveal non l’ho ancora fatto, ma conto di farlo in futuro, chi lo sa, magari per un traguardo, ma non lo so, capace che un giorno picchio la testa e lo faccio prima, così a caso, perché effettivamente ogni tanto sono estemporanea, a volte mi vengono le idee e le faccio, non molto organizzata da questo punto di vista. Ci sto quindi ripensando, certo non è che poi comincerò a leggere con la telecamera davanti, perché amano la strumentazione, non ce la farei anche durante le live, per problemi miei tecnici, per limitazioni mie, per ora non potrei fare delle live continue con la telecamera, avrei dei problemi di linea, però mostrarmi almeno una volta ogni tanto, per farmi vedere dalle persone che da tanti anni mi seguono, insomma, mi sembra anche un gesto carino ed è anche un po’ per me una sfida, appunto, però adesso lo faccio per nome d’arte, perché mi piace il fatto di restare dietro, oltre a sentirmi anche più a mio agio, prima invece no, adesso è una scelta così, ma è in evoluzione.

A: Alla fine questa domanda te l’ho fatto perché, più o meno, sono nella tua stessa situazione, cioè io ho iniziato con quel nome, il logo, non mi sono mai mostrato in faccia, ho sempre cercato di nascondere il mio nome, addirittura, agli inizi e adesso, pian piano, mi sto lasciando andare, con calma, e sono curioso di sapere i tuoi motivi.

I: Grazie, però secondo me, in questi casi, bisogna sempre andare coi propri tempi. Anch’io sono molto lenta nel lasciare andare le piccole cose, o comunque allo svelare qualcosa, dire qualcosa, io il name reveal l’ho fatto dopo due anni di canale, addirittura, dopo due anni ho detto come mi chiamavo, quindi i tempi miei sono lunghi. Non lo ritendevo essenziale, però adesso mi piace anche quando in chat o quando i ragazzi che mi ascoltano, le persone che mi ascoltano, mi chiamano anche Ilaria o VIR. Mi piace sempre di più VIR, a essere onesta, perché io avendo anche tanti altri progetti online, quando mi si chiama VIR, mi riconosco in questo specifico progetto, che è quello che adesso mi impegna maggiormente, però anche essere chiamata Ilaria non mi dispiace. Quindi anche nel tuo caso, vai coi tuoi tempi, devi essere libero di decidere quanto dire e come dire, e giustamente ognuno ha le proprie motivazioni. Ci sono dei ragazzi che hanno canali da più di centomila iscritti che non si sono mai fatti vedere.

A: Se possibile, vorresti far diventare questa tua passione, il tuo lavoro? 

I: Se devo essere onesta, fino a qualche tempo fa avevo dei dubbi, perché sono una persona abbastanza scettica e abbastanza cinica, quindi non pensavo neanche sarebbe stato immaginabile e avevo anche altri obiettivi, pensavo che avrei fatto un’altra cosa, che sarei diventata altro, invece a oggi effettivamente sì, mi piacerebbe che diventasse il mio impiego principale e tenere quello che era il mio iniziale obiettivo, cioè quello della sola scrittura, come parte integrante di questa professione che va a braccetto, ma sì, far diventare la narrazione, o comunque l’arte con la voce, il mio lavoro e invece tenere la scrittura come parte aggiuntiva, il quid in più, per quanto mi rimane sempre nel cuore perché io nasco come scrittrice, in realtà, non come voce narrante.

Pensando ai miei trascorsi, ho scoperto che ho sempre girato attorno alla narrazione, anche ad alta voce, o in generale allo studio sulla voce, avendo fatto anche studi di canto in passato, ma non mi ero mai resa conto che in realtà era un’altra parte di me, che c’è sempre stata, non mi ero mai accorta di quella, guardavo solo la parte della scrittura. Adesso ho dato più importanza alla narrazione rispetto alla scrittura e in questi in periodi sto cercando di trovare, invece, un equilibrio.

A: C’è stato un momento preciso in cui hai detto “questo potrebbe diventare un lavoro”? 

I: Un momento preciso penso di no, penso che sia stata una consapevolezza che ho maturato e che sto maturando, in generale, nell’ultimo annetto. Forse l’unica cosa che me l’ha fatto un po’ capire, sono stati i riscontri che ho avuto a livello pratico, ad esempio l’aumento di iscritti sul canale, l’aumento di apprezzamenti, la richiesta di persone che mi hanno chiesto di lavorare proprio con loro, quindi delle commissioni, questa cosa mi ha iniziato a far capire e a far riflettere che probabilmente sì, sarebbe bello.

A: Quindi sono state tante piccole cose che tutte insieme ti hanno fatto capire.

I: Esatto, è stato un processo, non è stata una consapevolezza fulminea, io sono lenta su queste cose qui.

A: Tu nel tuo tempo libero ascolti audiolibri di tuoi colleghi o di società un po’ più grosse tipo, Audible, Storytel?

I: Io ammetto di non essere iscritta ai servizi di Audible e Storytel. Ascolto quando riesco, perché ogni tanto sono impegnata e non riesco quanto vorrei, però sì ascolto i miei colleghi, perché portano spesso dei lavori che a me piacciono, quindi io cerco di seguirli, oppure perché me ne avevano parlato – perché io sono in contatto con i miei colleghi, quindi magari si parla di questo particolare o di quell’altro titolo – quindi vado anche a sentirli per dare un mio riscontro, se serve, oppure perché mi interessa e per sostenerli, tra l’altro, perché cerchiamo di sostenerci tra noi e di darci una mano. Io, per esempio, magari non riesco a seguire tutti i video dei miei colleghi, perché sono tanti, però io i like li lascio sempre, cerco di promuoverli quando riesco, quindi sì, tendenzialmente ascolto i miei colleghi o comunque cerco anche voci diverse, ascoltando anche persone che non conosco, perché magari si scopre che c’è una voce nuova che potrebbe essere valida quindi poi magari dico “ehi ragazzi, guardate che ho trovato questo video!”. Ad alcuni nostri amici è capitato così, che io o altri li avevamo sentiti e allora poi, chiacchierando tra di noi, abbiamo detto “eh ma guarda quant’è bravo, ma non potremmo scambiarci due parole?”, le quali si sono inanellate, però sì, tendenzialmente ascolto i lavori dei miei amici e colleghi su internet.

A: Ma questo, da quando ha iniziato a produrre audiolibri per conto tuo, o era già anche da prima?

I: Ammetto che prima di iniziare la mia avventura come VIR, avevo iniziato ad ascoltare qualcosina, però all’epoca ricordo, io ero ancora alle scuole superiori, iniziai ad ascoltare Edoardo di Menestrandise, e quando lesse Dottor Jekyll e Mister Hyde, lo ascoltai per la scuola e avevo anche sentito Libri in pillole, aveva iniziato coi racconti horror, ma all’epoca facevo fatica a seguire Lovecraft, perché Libri in pillole ha come autore cavallo di battaglia Lovecraft. Io facevo fatica a seguire Lovecraft, perché come autore faccio un po’ fatica, però avevo assolutamente sentito questa voce bellissima, avevo sentito anche la bellissima voce di Edoardo e quindi avevo iniziato ad ascolticchiare qualcosa. Poi ascoltai anche una volta La locanda della tormenta, avevo iniziato con Dracula e quindi avevo iniziato a sentirlo da lì, ma all’epoca non li conoscevo, quindi ascolticchiavo. Quando iniziai effettivamente con gli audiolibri, cominciai a essere un pochino più attenta, però all’epoca ero molto molto molto molto molto – l’ho già detto molto? – molto timida e quindi li ho conosciuti perché loro mi hanno contattato, perché io non mi sarei mai permessa, mi dicevo “no, ma io che vado a contattare gente, come posso mai? Ma chi sono io?”, adesso di questi problemi non me ne faccio più o meglio, non sempre, ora un po’ di meno. Questa attività mi ha fatto crescere tanto, a livello anche personale, per questo ci sono tanto affezionata. Zelcor, qui in chat, lo può dire anche lui, e quindi cito lui e tutti gli altri ragazzi: ognuno, conoscendoli, mi ha insegnato qualcosa, sia da un punto di vista tecnico, quindi la dizione, la lettura, i ritmi, i programmi, i microfoni, ma anche a livello umano, quindi se sono migliorata anche a livello comunicativo, come anche mio benessere personale, quindi come crescita individuale, è stato anche grazie a loro, infatti ci tengo a ringraziarli tanto per questo e ci sono anche affezionata.

A: Che consigli daresti a qualcuno intenzionato a iniziare anche lui a produrre audiolibri?

I: Secondo me, una delle cose principali è di provare, di gettarsi e di sperimentare un attimino, vedere se piace fare questa attività, confrontarsi con le difficoltà e con l’impegno che bisogna metterci, se bisogna e se si vuole fare un buon lavoro, e a quel punto poi uno può anche cambiare idea, perché non succede niente. Un’altra cosa che invito a fare è di lasciarsi andare, di non fare come me, che per tanto tempo tendevo un po’ ad auto limitarmi. Su internet c’è sempre il rischio di avere commenti e critica perché ci si espone, è normale, ma in realtà ci si espone sempre, anche nella vita normale, quindi in realtà non bisogna, secondo me, stare a pensare a come l’altra persona mi giudica, e anche quando arriva il commento negativo non lasciarsi subito abbattere, di accettare con piacere le critiche costruttive ed ignorare gli insulti, per quanto io sappia benissimo che è difficile. Un altro consiglio che do è quello di iniziare con cose semplici, per esempio non bisogna necessariamente spendere un sacco di soldi in attrezzatura, se poi dopo magari si scopre che l’attività non piace, perché dopo uno pensa anche ai soldi spesi, quindi economicamente non ci rimane male anche male per quello: iniziare da cose semplici. Io, i primi capitoli di Baskerville, il primo capito de Lo Hobbit, che dura un’ora suonata, la lessi con il cellulare, con un cellulare tra l’altro vecchio, con la qualità audio scadente, non come quelli di adesso che sono belli vividi e cristallini come suoni, quindi potete tranquillamente utilizzare anche un cellulare per iniziare. Sperimentato un attimino, ci sono delle bellissime applicazioni per l’editing, anche già nel telefono, se ne avete uno molto hi-tech, e quindi sperimentare con il poco che si sa. Suggerisco poi di scaricarsi assolutamente il programma open source e di Audacity, perché sì, bisogna attimino prenderci la mano e non è semplicissimo come programma, però è gratuito e secondo me è il migliore per iniziare o per continuare, io lo uso tutt’ora. Sperimentare con le cose che piacciono, inizialmente, poi ogni tanto, quando si è pronti, variare i generi e sperimentare anche gli stili di scrittura, senza paura del giudizio, perché all’inizio nessuno è bravo, nessuno, neanche i migliori sono nati bravi, quindi bisogna provare, poi ci sta sempre che uno ci ripensa, ci sta che uno capisce che non fa per lui e quindi lascia. 

Poi, sempre da un punto di vista tecnico, se uno vuole già registrare con il computer e quindi utilizzare Audacity, io ricordo che il primo microfono che avevo utilizzato, che non era il cellulare, era stato un Trust Starzz, che è quello di tipo da karaoke basic, infatti il suono era un po’ ovattato, sembrava quasi vintage, come i vecchi dischi vinili, dicevano che contribuiva un po’ al mio fascino vintage, però era parte della mia attrezzatura. 

A oggi utilizzo un microfono semi-professionale, che ha un costo anche contenuto, perché bisogna anche guardare a questo nella produzione di un audiolibro, e anche questo qui che è un Trust Emita, ha una buona qualità per iniziare. Poi è chiaro, se invece uno ha prospettive di migliorare la qualità a livelli più professionali e se vuole impegnarsi di più, chiaramente si passa ad altri tipi di microfoni, ma lì è un altro argomento.

Un’altra cosa che è importante dire per chi vuole iniziare, è di confrontarsi con la dizione, non perché bisogna diventare dei super esperti in dizione, perché a mio avviso praticamente quasi nessuno ha la dizione perfetta. Ho sentito anche degli audiolibri professionali dove la dizione spesso saltava, quindi non è tanto la dizione il punto, il trucco nell’audiolibro è veramente saper catturare l’attenzione dello spettatore, con qualsiasi stile, stile neutro, stile interpretato, qualsiasi cosa sia l’importante è saper essere originali, quindi essere unici con la propria voce e saper catturare l’attenzione, ma al contempo suggerisco di dare un occhio alla dizione non perché dobbiamo essere dei super-mega-usciti dall’accademia di arte drammatica, a meno che uno non voglia fare l’accademia, perché uno volendo può anche fare l’accademia d’arte drammatica, può seguire dei corsi di dizione assolutamente validissimi, però nel caso come è accaduto a me, di una persona che dal nulla inizia, che non ha corsi di dizione disponibili e che non può frequentarne, comunque ci si confronta. 

Su internet ci sono un sacco di informazioni sulla dizione, ci sono anche dei dizionari appositi, dove si possono leggere delle informazioni, ci sono anche degli esercizi per migliorare l’articolazione, quindi saper pronunciare in maniera chiara le parole, trovare quindi anche il proprio ritmo e la dizione per completare e dare più chiarezza nel parlare, quindi non per essere un po’ snob “ah io so la dizione”, no, è una questione di chiarezza secondo me. Tutto questo per rendere la voce chiara il più possibile, perché se si ha una parlata magari troppo socchiusa e non ben articolata, non si riesce a seguire il lavoro e quindi dopo non viene apprezzato perché non si capisce. Più o meno sono questi i miei consigli su chi vuole approcciarsi, al momento mi vengono in mente questi.

A: Quindi alla fine si può benissimo iniziare, anche adesso, con quello che si ha. Si può addirittura migliorare sè stessi, perché alla fine hai detto che ci sono materiali gratuiti su internet.

I: Certo. Poi se, invece, magari si abita in una città grande o c’è possibilità di frequentare dei corsi, va bene. Io ricordo che all’epoca, prima di iniziare questa avventura, seguivo un corso di lettura ad alta voce tenuta da un’attrice nella mia città. Non era un corso con la dizione ma era un primo approccio. Se si trova anche un corso di dizione subito, va bene, si può iniziare a fare anche un corso di doppiaggio, per quanto il doppiaggio non è la lettura ad alta voce, sono ambiti che si intrecciano ma sono ambiti diversi, però giusto per avere un’infarinata, male non fa. Se è possibile, ben venga, però secondo me la cosa principale è fare tanta pratica, tantissima, io è tre anni che lo faccio praticamente non stop, quindi è anche la costanza che aiuta, però si può iniziare in qualsiasi momento, basta che uno lo voglia.

A: Con le domande, per questa intervista, siamo a posto. Io ti ringrazio ancora per aver partecipato.

I: Figurati, grazie mille a te. Sei stato gentilissimo.

A: Grazie.

I: Grazie mille anche a te.

A: Grazie anche a tutti coloro che ci hanno seguito fino adesso. Se vi è piaciuto, iscrivetevi al canale, o iscrivetevi al podcast se siete su una piattaforma come Spotify o Apple Podcast e simili. Potete anche aiutarci a crescere in due modi, facendo una donazione su Patreon, che aiuta enormemente, oppure condividendo questo episodio con i vostri amici o con chi altro potrebbe essere interessato a questi contenuti.

Per questo episodio è tutto.

Grazie ancora.  

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