Recensione “Il signore delle mosche” di William Golding

Recensione “Il signore delle mosche” di William GoldingIl signore delle mosche di William Golding
Pubblicato da: Mondadori
Genere/i: Distopico, Narrativa
Formato: Paperback
Pagine: 265
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Goodreads
four-stars

When a plane crashes on a remote island, a small group of schoolboys are the sole survivors. From the prophetic Simon and virtuous Ralph to the lovable Piggy and brutish Jack, each of the boys attempts to establish control as the reality - and brutal savagery - of their situation sets in.

The boys' struggle to find a way of existing in a community with no fixed boundaries invites readers to evaluate the concepts involved in social and political constructs and moral frameworks. Ideas of community, leadership, and the rule of law are called into question as the reader has to consider who has a right to power, why, and what the consequences of the acquisition of power may be. Often compared to Catcher in the Rye, Lord of the Flies also represents a coming-of-age story of innocence lost.

Riassunto brevissimo

In seguito a un incidente aereo, dei ragazzini rimangono abbandonati su un’isola deserta. Cercheranno di stabilire una società in attesa di essere salvati.

Recensione senza spoiler

Parlare de “Il signore delle mosche” è più difficile di quel che immaginassi. In sostanza è un libro che funziona: intrattiene, non annoia, addirittura ci fa la morale.

La storia parte da un concetto intrigante, ma non viene approfondita molto e rimane semplice. Non vi sono grossi colpi di scena e leggendo solamente la quarta di copertina si conosce già il 90% della storia. Questo non è necessariamente un problema, ma è giusto far presente che è un libro semplice sotto questo punto di vista (nei paesi anglosassoni è una lettura obbligatoria nelle scuole).

I pochi personaggi principali sono ben caratterizzati e con una profonda personalità, molto diversa gli uni dagli altri. Avrei preferito un approfondimento maggiore dei “piccoli” e del loro ruolo nella storia, spoiler: View Spoiler »

Vi sono molte allusioni alla religione cristiana, molte delle quali le ho però scoperte solo in seguito a una ricerca internet. Non danno fastidio e sono comprensibili, considerata la cristianità dell’autore, il titolo (allusione al diavolo) e anche al periodo in cui è ambientato il libro. Trovo che siano allusioni non forzate e ben inserite nel contesto del libro, in più se volete potete giocare a chi trova più citazioni cristiane con gli amici.

Lode infinita all’autore per aver creato un finale per la storia, finalmente un libro che non lascia tutto in sospeso.

Edizione

Questa edizione de “Il signore delle mosche” fa parte della collana Mondadori con l’angolo in alto a destra tagliato (ormai la chiamo ufficialmente così). Personalmente odio questa scelta di design, non la capisco nemmeno. Leggendo in giro ho notato che è un odio condiviso da molti, il che mi consola. A parte l’odioso taglio in copertina, l’edizione non presenta problemi di stampa o di altro genere. La postfazione dell’autore è molto curiosa e informativa.

Conclusioni

Un romanzo senza enormi pregi o difetti, ma con un concetto alla base del racconto molto interessante e una scrittura scorrevole.

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