Recensione “Kitchen” di Banana Yoshimoto

Recensione “Kitchen” di Banana YoshimotoKitchen di Banana Yoshimoto
Pubblicato da: Feltrinelli
Genere/i: Narrativa
Formato: Paperback
Pagine: 148
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"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina...". Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto, "Kitchen". Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, e rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la famiglia si può non solo scegliere, ma anche inventare. Così il padre del giovane amico Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine insolita del Giappone , con un linguaggio fresco e originale, quasi una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

Recensione senza spoiler

Kitchen, Plenilunio (Kitchen 2) e Moonlight Shadow sono i tre racconti brevi inclusi in questo volume, tutti accumunati dal concetto della morte.
In Kitchen la protagonista Mikage perde la nonna, sua unica parente, e si ritrova a vivere con un mezzo-sconosciuto, Yuichi, e sua “madre”. Il racconto è una ripetizione continua dei pensieri di Mikage riguardanti vita, morte, amore, amicizia e così via. Vengono ripetuti in diverse versioni e con modalità diverse fino alla conclusione del racconto. Fine

Kitchen 2 riprende qualche mese dopo le vicende dei due amici/innamorati. Mikage adesso lavora e vive da sola, Yuichi perde a sua volta una persona a lui cara e rimane solo. Il racconto è molto simile al primo: vita, morte, amore, amicizia e così via, ma stavolta sono in due. Anche questo ricco di riflessioni, si conclude senza un vero e proprio finale.

Moonlight Shadow è una storia a sé stante, prima opera di Banana Yoshimoto, i cui argomenti sono… esatto. Vita, morte, amore, amicizia e così via, stavolta con un’aggiunta di fantasy.

Lo stile di scrittura molto semplice, con frasi sempre brevi, non mi è dispiaciuto. Un libro non deve necessariamente essere elaborato. Non ho invece apprezzato le situazioni mai spiegate (La sua finestra è quella, lo so e basta, non so perché), i dialoghi assurdi e la ripetizione infinita degli stessi pensieri dei protagonisti.
Gli incipit erano abbastanza interessanti ma per il resto la storia risulta essere lacunosa, non vi è nulla di “sostanziale”. Sarà per la cultura diversa (di cui però non sono completamente ignorante) o perché sono argomenti che non mi toccano, ma non sono riuscito ad apprezzare questo libro.

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Una risposta a “Recensione “Kitchen” di Banana Yoshimoto”

  1. […] fa di Banana Yoshimoto avevo già letto Kitchen, un libro che mi aveva lasciato piuttosto perplesso. Bisogna sempre dare una seconda possibilità, […]

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