Recensione “Metro 2035” di Dmitry Glukhovksy

Recensione “Metro 2035” di Dmitry GlukhovksyMetro 2035 di Dmitry Glukhovsky
Serie: Metro #3
Pubblicato da: Multiplayer Edizioni
Genere/i: Distopico, Fantascienza, Post apocalittico
Formato: Hardcover
Pagine: 560
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three-stars

Da quando una guerra nucleare ha devastato la Terra, gli ultimi moscoviti sono sopravvissuti cercando di costruire una nuova civiltà nelle profondità della vecchia rete della metropolitana. Questa presunta sicurezza, pero, si dimostra presto ingannevole: infatti, due anni dopo essere già stati salvati da Artyom contro i Tetri, gli abitanti della Metro sono minacciati da epidemie che mettono a rischio l'approvvigionamento di cibo e da conflitti ideologici sempre più gravi. L'unica salvezza sembra risiedere in un ritorno in superficie: ma questo è ancora possibile? Contro ogni logica, Artyom tenta un viaggio - apparentemente senza speranza - verso un mondo il cui misterioso silenzio nasconde un terribile segreto.

Recensione senza spoiler

Metro 2035 è il seguito del mediocre Metro 2034 e volume finale della trilogia di Metro. E’ necessario dirlo, perché leggendo quest’ultimo capitolo ci si chiede effettivamente se sia parte o meno della trilogia, un po’ come successe con 2034. Come libro è mediocre, come seguito di Metro 2033 è pessimo, ma come seguito di Metro 2034 è ottimo. Ma andiamo con ordine.

EDIZIONE
Edito in Italia da Multiplayer Edizioni, prezzo di copertina di 17,90. Quest’edizione è ricca di errori grammaticali, lessicali e di negligenza. In molti punti, troppi, la punteggiatura scompare, le parole si uniscono tra loro, delle lettere vengono dimenticate (che diventa he), addirittura verso la fine del libro “Sukhoi” viene scritto come Suchoi. Inoltre, la copertina presenta una grafica totalmente diversa dai primi due capitoli. Non ne capisco il motivo, forse per rimanere più simili all’edizione originale? E allora perché non hanno seguito la stessa filosofia anche con 2033 e 2034? In libreria stona a tal punto che non sembra facente parte della stessa collana.

STORIA
Rispetto a quella di Metro 2034, la storia in questo volume ha molto più senso ed è più piacevole. Non che ci volesse molto. Rispetto a 2033, però, perde molto. Si passa da un libro con tratti horror, descrizioni dettagliate degli incubi che vivono nella Metro (e fuori) a un libro banalissimo d’avventura, dove il pericolo più grande sono le persone stesse. I mostri non esistono più, nemmeno uno, tutti estinti. Perché? Non lo sappiamo, dobbiamo immaginarcelo. Non vengono nemmeno citati, sembra quasi che l’autore si sia pentito di inserirli nel primo volume. Il nostro caro Artyom passerà più di metà del libro in superficie senza mai preoccuparsi di nulla. Niente è più un pericolo in 2035 se non le persone. Difatti questo volume è più politico e, prendendo un poco da 2034, filosofico.
Inoltre si parla spesso di avvenimenti mai raccontati nei libri, scoprendo poi che sono invece accaduti in Metro Last Light (videogioco basato sui libri). Per avere un quadro completo della storia dovrei quindi leggere i libri e giocare tutti i giochi, quando sarebbe invece bastato darmi una piccola spiegazione nel libro stesso.
Il finale è lento, tirato per oltre cento pagine laddove ne sarebbero bastate una quarantina. Risulta per questo motivo tedioso.

PERSONAGGI (Questa sezione contiene spoiler)
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CONCLUSIONI
La storia di Artyom si conclude adeguatamente, seppur il libro di per sé sia mediocre. Viene allungata in troppi punti, i personaggi sono poco memorabili e alcuni insensati. Certi avvenimenti non ci vengono mai detti poiché presi dal videogioco Metro Last Light.
L’edizione ha una copertina totalmente diversa dal resto della saga e stona, inoltre è piena di errori di tutti i tipi, addirittura nomi le cui lettere cambiano (Sukhoi diventa Suchoi).
Da leggere se volete concludere la saga, altrimenti da evitare.

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