Recensione “Post Office” di Charles Bukowski

Recensione “Post Office” di Charles BukowskiPost office di Charles Bukowski
Pubblicato da: TEA
Genere/i: Biografia, Narrativa
Formato: Paperback
Pagine: 155
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five-stars

"Non potevo fare a meno di pensare. Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me. oh. sì sì sì." Ma il paradiso sognato da Henry Chinaski, il leggendario e popolare alter ego di Bukowski, viene brutalmente smentito dalla realtà quando, assunto dall'amministrazione postale americana, si ritrova con la sacca di cuoio sulle spalle a girare in lungo e in largo attraverso la squallida periferia di Los Angeles. Profondamente deluso dalla monotona routine quotidiana e insofferente agli sterili e rigidi regolamenti della macchina burocratica. Chinaski si consola affogando le sue frustrazioni nell'alcol e trovando rifugio tra le morbide braccia di donne più sole di lui, come la calda e accogliente Betty, l'insaziabile e vogliosa texana Joyce e Fay, la contestatrice hippy che gli darà una figlia prima di sparire in una remota comunità. Tra clamorose sbornie, azzardate puntate all'ippodromo e "movimentate" nottate in motel sgangherati, Chinaski riuscirà a "guadagnarsi" il licenziamento e a farsi riassumere, ma solo per licenziarsi definitivamente, inorridito e disgustato da quell'immenso ufficio postale che, poi, è la vita stessa.

Recensione senza spoiler

Quello di Bukowski è un nome che ho sentito spesso nel corso degli anni. C’era chi lo osannava, chi lo considerava sopravvalutato e un paio di persone che, come me, non aveva mai nemmeno letto una sua frase. Cercando su Amazon un libro a basso costo che mi permettesse di staccare da quella noia di Tropico del Cancro mi sono imbattuto in Post Office, il primo romanzo pubblicato di Bukowski. Acquisto obbligatorio, anche perché lo si trova a soli 4 euro.
L’edizione da me presa l’ho trovata davvero affascinante: copertina flessibile, resistente e dal design semplice, carattere della giusta grandezza, formato comodo e portatile. Ovviamente è un parere soggettivo, io adoro tutte queste cose e trovarle in un unico libro mi ha fatto piacere.

Il libro è una semi-biografia di Bukowski, semi perché vi sono alcuni elementi di finzione (a detta stessa dell’autore, noi non possiamo sapere cosa sia fittizio e cosa reale).
Non è certamente una lettura per tutti, non perché sia difficile o noiosa ma perché bisogna capire il personaggio che è Chinaski/Bukowski per apprezzarlo. Non siamo di fronte a un protagonista buono e il racconto è pieno di bevute, sesso, descrizioni della sua pessima vita e del lavoro. A tratti vi è dell’umorismo cinico, ma il libro tratta praticamente solo di temi deprimenti e rozzi. Leggendolo non ci si immedesima nel personaggio, ma si impara a conoscerlo, capiamo il suo modo di pensare. Grazie allo stile di scrittura di Bukowski il libro ti tiene incollato, tant’è che l’ho finito in una sola seduta.
Io l’ho trovato un ottimo libro e, pur sapendo che gli argomenti alla base dei suoi libri sono sempre gli stessi (alla fine sono tutti semi-biografici, è anche normale), sicuramente recupererò anche il resto della bibliografia di Bukowski.

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