Recensione “Quando eravamo giovani: Poesie I” di Charles Bukowski

Copertina Quando eravamo giovani
Recensione “Quando eravamo giovani: Poesie I” di Charles BukowskiQuando eravamo giovani: Poesie I di Charles Bukowski
Pubblicato da: Feltrinelli
Genere/i: Poesia
Formato: Paperback
Pagine: 208
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one-star

“Era bello essere giovani, ma io non lo sapevo, un asino morto di fame, cocciuto oltre ogni immaginazione”
Quando eravamo giovani, primo di tre volumi dedicati alle poesie di Bukowski, è nel suo insieme un poema sulla giovinezza o, meglio ancora, su quell’età incerta, drammatica, misteriosa compresa fra adolescenza e prima maturità. Ecco allora l’epopea degli amici che conoscono e interrogano il mondo, ecco la scoperta delle donne e del sesso, ecco i bar e le albe ubriache, ecco il popolo dei perdenti. Sono versi, questi, che portano con sé il sapore di episodi di vita sbalzati via dalla realtà come schegge, schizzi, reperti. Bukowski modella figure e personaggi, disegna sfondi, interni, piccoli eventi del quotidiano, battendo su un ritmo secco, quasi orale, da ballata sincopata.

Tempo di lettura: 2 minuti

Recensione Quando eravamo giovani: Poesie I (senza spoiler)

Dopo aver letto tutta la narrativa di Bukowski, finalmente mi sono deciso a leggere anche la poesia. Non essendo un esperto di poesia (questo è la seconda raccolta di poesie che leggo, la prima fu Cento poesie d’amore per Ladyhawke) non so bene di cosa parlare in questa recensione, quindi perdonatemi gli errori.

Quando eravamo giovani è una raccolta di poesie che vanno dalla gioventù fino alla morte del padre di Charles Bukwoski. Il libro ha il testo originale a fronte, ho quindi deciso di leggere tutte le poesie in lingua inglese, sia per conoscere meglio lo stile di scrittura di Bukowski, sia perché ho notato notevoli differenze tra il testo originale e la traduzione. Probabilmente questo è dovuto a costrizioni di metrica o per via di altri motivi logici, ma nel dubbio ho preferito leggere le poesie seguendo il pensiero originale dell’autore.

Lo stile e i contenuti sono tipici di Bukowski, nulla di nuovo, ma in questo caso mi sono annoiato. Nessuna poesia mi è sembrata significativa, ho proseguito la lettura solo per finire il libro. Dopo aver letto gli altri libri di Bukowski, in questo avevo una continua sensazione di deja-vu, cosa che in realtà accadde già dal suo terzo libro che lessi. Bastano pochi libri per avere già una visione completa della sua bibliografia, il che rende piuttosto superfluo leggerli tutti.

Dopo questa breve e difficoltosa lettura dichiaro personalmente concluso il periodo “Bukowski”. Tra qualche anno leggerò le sue opere mancanti, forse.

Conclusioni

Sempre il solito Bukowski, questa volta in poesia anziché in prosa. Ripetitivo se si sono già letti altri libri suoi.