Flop 5 2018: I peggiori libri letti nel 2018

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Dopo aver parlato dei miei libri preferiti letti nel 2018, ecco oggi l’articolo dedicato ai cinque libri peggiori letti nel 2018.

Questa classifica è stata molto più semplice da scrivere, i libri brutti sono stati abbondanti. Come per l’altra classifica vi è solo una regola: I libri non devono necessariamente essere usciti nel 2018, conta solo averli letti in quell’anno.

Iniziamo subito dalla quinta posizione (il meno brutto tra i libri brutti), ovvero…

 

#5 – Fahrenheit 451 di Ray Broadbury

Acclamato da molti come libro fondamentale della letteratura distopica, personalmente l’ho trovato noioso e povero di contenuti.

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante. Scritto nel lontano 1953, Fahrenheith 451, romanzo prediletto di artisti del calibro di Aldous Huxley e Francois Truffaut, attesta ancora oggi Bradbury tra i massimi scrittori di fantascienza di tutti i tempi.

Cito dalla recensione: “Interessanti i concetti psicologici dietro la scelta di bruciare i libri, ma purtroppo è l’unica cosa su cui si basa il racconto (il controllo delle masse tramite i media fa comunque parte dei “concetti psicologici dietro la scelta di bruciare i libri”). Nessuna caratterizzazione dei personaggi, nessuna vera e propria descrizione del mondo distopico se non per poche cose (come i segugi di metallo o la TV che ti chiama per nome). La traduzione datata non aiuta e le 180 pagine del libro si faticano a leggere.

Recensione completa a questo link.

 

#4 – Le assaggiatrici di Rosella Postorino

Le assaggiatrici non arriva al podio, ma in compenso ottiene anche il premio “marketing fuorviante” dell’anno.

Con una rara capacità di dare conto alle ambiguità dell’animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf) racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della storia, forte dei desideri della giovinezza.

La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. «Da anni avevamo fame e paura,» dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: «Mangiate», davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.

Si presenta come un libro minimamente storico, ma si rivela invece essere un romance banale e scontato. Il contesto storico è utilizzato solamente per scopi di pubblicità, nel libro non ha nessuna utilità. Fregatura dell’anno.

Recensione completa a questo link.

 

#3 – Le sorelle Donguri di Banana Yoshimoto

Benvenuti sul podio!

Secondo libro di Banana Yoshimoto da me letto, questa volta non c’è l’effetto novità e le carenze del romanzo si fanno sentire ancora di più. Libro noioso e insensato, succedono cose a caso senza un senso logico. Stessi argomenti di fondo di Kitchen, stesso stile e stessi problemi.

Rimaste orfane, Guriko e Donko gestiscono un sito di posta del cuore che si chiama Le sorelle Donguri (donguri significa ghianda in giapponese). Donko è tanto energica e indipendente quanto la sorella è solitaria e taciturna. Questo fino a quando Guriko riceve il messaggio di una donna che le scrive del dolore per la perdita del marito, parole che inducono Guriko a ripensare al suo primo amore, Mugi, incontrato ai tempi della scuola e poi sparito nel nulla. Segretamente cova da sempre il desiderio e la speranza di ritrovarlo, decide allora di interrompere la sua clausura e di andare a cercarlo.Attraverso la delicata voce narrante di Guriko, Banana Yoshimoto affronta temi quali la perdita e il superamento del dolore, ponendo l’accento sul potere salvifico della condivisione e sulla capacità dei sogni di sciogliere tensioni e problemi.

Recensione completa a questo link.

 

#2 – Pastorale Americana di Philip Roth

Considerato da molti un libro assolutamente perfetto, una lettura d’obbligo anche, purtroppo a me non è piaciuto affatto. I personaggi sono clinicamente stupidi, alcuni con singole caratteristiche estremizzate e nessuna sfumatura, ma il peggio del libro sta nella sua pesantezza.

Seymour Levov è un ricco americano di successo: al liceo lo chiamano «lo Svedese». Ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e gioie familiari. Finché le contraddizioni del conflitto in Vietnam non coinvolgono anche lui e l’adorata figlia Merry, decisa a portare la guerra in casa, letteralmente. Un libro sull’amore e sull’odio per l’America, sul desiderio di appartenere a un sogno di pace, prosperità e ordine, sul rifiuto dell’ipocrisia e della falsità celate in quello stesso sogno.

Riassunto di questo libro: sproloqui infiniti e capitoli dedicati ai guanti in pelle.

Recensione completa a questo link.

 

#1 – Tredici di Jay Asher

Il podio non poteva che aggiudicarselo lui: Tredici. Concetto di base interessante, ma sfruttato malissimo e addirittura in modo dannoso. Questo libro è l’esempio perfetto di come NON scrivere assolutamente un libro sul suicidio, sopratutto considerando il target a cui è dedicato.

“Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non vi dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori… Ve lo prometto.” Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene ad Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è sconvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall’altro, il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze. Ora è anche una serie televisiva prodotta da Netflix.

È stato il primo libro a ricevere una recensione negativa sul blog e, per paura di venir frainteso, sono arrivato a scrivere quasi 2500 parole (il doppio di questo articolo). Mi rendo conto quindi di essere stato io stesso prolisso, ma se volete dargli un’occhiata  trovate la recensione completa a questo link.

 

 

Grazie a tutti coloro che mi seguono! Grazie per tutti i messaggi fantastici che mi inviate! Speriamo che il 2019 sia un anno ricco di libri fantastici!