Recensione “Io sono Diabolik: L’autobiografia” di Mario Gomboli

Recensione “Io sono Diabolik: L’autobiografia” di Mario GomboliIo sono Diabolik: L'autobiografia di Diabolik, Giuseppe Palumbo, Mario Gomboli
Pubblicato da: Oscar Mondadori
Genere/i: Narrativa
Pagine: 173
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three-stars

"Chi sono? Anni fa me lo ha chiesto anche 'il mio miglior nemico', l'ispettore Ginko. Eravamo in una situazione molto particolare, prigionieri di una banda di assassini e certi della nostra prossima morte. In quella che sembrava l'ultima occasione, l'ispettore voleva sapere del mio passato, delle mie origini, voleva conoscere il mio vero nome, per dare finalmente un'identità all'ombra che aveva inseguito per tutto quel tempo. E io avrei voluto dargli una risposta esauriente, sentivo che tutto sommato se la meritava..." Lui è Diabolik, il Re del Terrore, il ladro più famoso del mondo. Per la prima volta ha deciso di togliersi la maschera per parlare di sé. E lo fa con un'autobiografia, un libro scritto in prima persona, come si conviene a un personaggio del suo calibro. Racconta la sua storia a partire dall'inizio: "Tutto quello che so delle mie origini, o credo di sapere, è che sono stato fortunosamente recuperato dalla scialuppa di salvataggio di una nave, affondata probabilmente al largo di una piccola isola nell'Oceano Orientale...". E poi, pagina dopo pagina, ci narra della sua sfida infinita con l'ispettore Ginko, della sua Jaguar E-Type nera, del pentothal, delle armi e dei trucchi del mestiere. Oltre a svelare finalmente nei particolari la sua storia d'amore con Eva Kant, cosa significa la vita accanto a lei. I testi sono di Gomboli Mario; il personaggio "Diabolik" fu creato nel 1962 da Angela e Luciana Giussani. Prologo illustrato con 14 tavole di Giuseppe Palumbo.

Io sono Diabolik: L’autobiografia è un libro scritto da Diabolik dove ci viene raccontata la sua storia, dalla gioventù sull’isola di King fino ad arrivare ad avvenimenti più recenti.

L’idea di base di raccontare la vita del Re del Terrore tramite le sue stesse parole è interessante, ma la realizzazione del libro mi ha lasciato un po’ deluso.

Innanzitutto, lo stile è tanto semplice da essere banale, sembra un tema da scuola media. Capisco che Diabolik non sia un classicista, ma visto che il prologo ci fa credere che questa storia sia stata scritta per una giornalista, almeno tale giornalista poteva fare un minimo lavoro di editing.
Inoltre, i contenuti sono tutte cose già conosciute a chiunque abbia letto un po’ di albi di Diabolik. Non ci sono contenuti inediti o piccoli segreti, ma sono tutte citazioni a storie passate.

Tutto sommato, mi aspettavo qualcosa in più.

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