Recensione “L’uomo in fuga” di Stephen King

Recensione “L’uomo in fuga” di Stephen KingL'uomo in fuga di Richard Bachman, Stephen King
Pubblicato da: Pickwick
Genere/i: Distopico, Thriller
Formato: Paperback
Pagine: 240
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Goodreads
four-stars

In una cinica America di un futuro molto vicino, Ben Richards – che ha disperatamente bisogno di soldi per curare la figlia malata – decide di partecipare a un sadico, seguitissimo reality show, L'uomo in fuga. Ogni concorrente deve riuscire a sottrarsi alla caccia spietata dei gladiatori della rete, della polizia e di chiunque lo riconosca, per un mese. Intasca cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se è ancora vivo alla fine dei trenta giorni, un miliardo di dollari. Per Ben vincere significherebbe una vita da nababbo, per sé e per la figlia. Sfortunatamente pochi ce la fanno. Anzi, in sei anni, nessuno è mai sopravvissuto…

Recensione senza spoiler

L’uomo in fuga è considerato il padre del filone di libri, film e giochi definiti come “Battle Royale“. In parte è vero, ma la differenza sostanziale è che in questo libro non sono tutti contro tutti, ma bensì tutti contro un solo uomo, il protagonista Ben Richards. In 230 pagine King (al tempo firmatosi come Richard Bachman) ci racconta un’ottima avventura in chiave thriller, aggiungendoci molti dettagli della vita e del mondo che lo circondano. Tutto è coerente e realistico, nei limiti in cui può esserlo un mondo distopico.

Il racconto è ricco di momenti ad alta tensione e suspense, ben realizzati e mai esagerati. Durano il giusto quantitativo di pagine e vengono poi seguiti da momenti più lenti, comunque utili alla trama (se non per uno, ma niente spoiler). Vengono introdotti pochi personaggi e solo un paio di loro vengono caratterizzati bene, gli altri sembrano più delle comparse. Le scene del racconto e le azioni del protagonista vengono raccontate in modo verosimile e con numerosi dettagli.
Il finale è ottimo e inaspettato, forse però con descrizioni un po’ troppo allungate e un paio di ripetizioni.
In generale, un ottimo libro, perfettamente godibile anche grazie alla sua durata breve. Ci si immedesima appieno nella storia, tant’è che dopo certe scene mi sentivo più stanco io di Ben Richards.

 

Edizione

L’edizione, tuttavia, ha bisogno di una sezione tutta per sé. Il volume da me letto è quello di Pickwick stampato nel 2017. La copertina è pulita, semplice e accattivante, come piacciono a me. I nomi dell’autore e il titolo sono in leggero rilievo, sia sulla copertina che sul dorso. A prima vista pare di ottima qualità. L’edizione include anche una prefazione di Stephen King dove spiega il perché dell’uso di uno pseudonimo. 
Il vero problema di quest’edizione sono state le prime pagine: spesso alcune righe sono tagliate sopra una certa altezza, rendendo difficile la lettura; una pagina che dovrebbe essere in corsivo è invece tutta normale; in alcuni punti casuali non vi è inchiostro, creando così lettere nuove mai viste. Tutto questo, come già detto, è presente solo sulle prime 20 pagine circa. Vista la frequenza di questi problemi, ho passato i primi momenti della lettura piuttosto innervosito. Dopo quelle pagine di un errore di stampa nemmeno l’ombra.

Cosa mi è piaciuto: I momenti di tensione; Ben Richards; il finale.
Cosa non mi è piaciuto: I personaggi lasciati anonimi, alcuni inutili; troppi errori di stampa.

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2 risposte a “Recensione “L’uomo in fuga” di Stephen King”

  1. […] parti di suspense non fatto effetto (laddove L’uomo in fuga di Stephen King mi agitava come fossi io stesso il protagonista) e l’unico cattivo interessante (in realtà […]

  2. […] letto thriller che mi mettevano più agitazione di questo libro, ma rimane comunque un libro con una buona componente “ansia”. Non direi horror, […]

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