Recensione “Nevernight. Alba oscura (Libro terzo degli accadimenti di Illuminotte)” di Jay Kristoff

Recensione “Nevernight. Alba oscura (Libro terzo degli accadimenti di Illuminotte)” di Jay KristoffAlba oscura. Nevernight (The Nevernight Chronicle, #3) di Jay Kristoff
Serie: Nevernight #3, Gli accadimenti di Illuminotte #3
Pubblicato da: Mondadori
Genere/i: Fantasy, Young adult
Formato: Hardcover
Pagine: 720
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three-stars

Il viaggio di Mia verso la vendetta sta per giungere al termine, ma qualcosa sta cambiando. Sepolto sotto le mura e le strade della città, un pericoloso segreto sta per emergere. E ora che i tre soli stanno per tramontare, riuscirà Mia a sopravvivere al proprio destino?

Alba oscura è il terzo e ultimo libro della trilogia di Nevernight di Jay Kristoff. Stavolta finalmente l’epopea di Mia Corvere si conclude, oltretutto in modo molto meno pomposo di quel che mi aspettassi dopo 1500 pagine di attesa.

Come spesso faccio in caso di libri facenti parte di una saga, in questa recensione citerò spesso le mie due precedenti recensioni, quella di Mai dimenticare e quella di I grandi giochi.

Recensione senza spoiler

Rispetto agli altri libri della trilogia, Alba oscura è il meno interessante e approfondito, pur essendo uno dei più lunghi. I capitoli sono pieni di riempimenti inutili, perdite di tempo insensate e scene di sesso fini a sé stesse.

Trama

La trama di Alba oscura è tale e quale quella dei libri precedenti: Mia Corvere deve vendicare la sua famiglia e uccidere della gente. Ce la farà in questo terzo libro?

In oltre cinquecento pagine non succede nulla di memorabile o di importante, se non qualche capitolo che parla del destino di Mia e di ciò che dovrà fare nel futuro prossimo.
Scaeva, invisibile nemico di tutta la serie, fa finalmente la sua comparsa (per davvero, stavolta).

A parte questi piccoli eventi, il resto del libro è riempito ed allungato con storie brevi di poco conto, come la mini-avventura piratesca assolutamente fine a sé stessa.

Alba oscura, come anche i libri precedenti, è un libro molto ricco di colpi di scena, qui usati ed abusati per poter allungare il conteggio di parole. Per quanto possano essere interessanti e coinvolgenti, dopo un po’ iniziano a essere quasi scontati.

La conclusione del libro non è assolutamente degna dell’attesa, e anzi l’ho trovata piuttosto noiosa.

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WorldBuilding

In Alba oscura torniamo a Godsgrave e alla Chiesa Rossa, luoghi già conosciuti nei libri precedenti. Non abbiamo ulteriori approfondimenti e, ad eccezione di qualche breve “rinfrescata di memoria”, le descrizioni sono ridotte al minimo.

Anche le note a piè di pagina molto presenti nella serie in questo libro sono ridotte all’osso.

Nella recensione di Mai dimenticare scrissi:

Le note a piè di pagina sono parecchie, alcune stravaganti e non utili ai fini della trama, ma molte aiutano a creare l’atmosfera del libro e del mondo di Nevernight, quindi non mi sono dispiaciute.

Invece, nella recensione di I grandi giochi scrissi questo:

Anche in questo capitolo tornano le note a piè di pagina scritte in prima persona dall’autore. Se nel primo libro non mi erano dispiaciute, in questo mi sono dovuto ricredere. Stavolta sono in numero minore, ma quando ci sono risultano essere troppo lunghe e logorroiche. Anziché approfondire l’universo di Nevernight spesso parlano di avvenimenti storici inutili ai fini della trama o dell’approfondimento.

In questo terzo libro le note a piè di pagina sono così poche da poterle contare sulle dita di una mano. La loro mancanza si sente, perché il libro scorre più fluido senza le continue interruzioni spesso superflue.

Personaggi

Il terzo capitolo della serie torna alle origini e, rispetto al secondo, non aggiunge o aggiorna nessun personaggio. I coprotagonisti sono i soliti, vecchi personaggi che già conosciamo dai libri precedenti, quindi da questo punto di vista non c’è alcuna novità.

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Conclusioni

Finire questo libro è stato quasi faticoso, tanto è stato tirato per le lunghe. In definitiva penso sia una buona serie, molto godibile, ma decisamente troppo lunga per i pochi contenuti che effettivamente ha.

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