Recensione “Shogun” di James Clavell

Recensione “Shogun” di James ClavellShogun di James Clavell
Serie: Saga Asiatica #1
Pubblicato da: Bompiani
Genere/i: Narrativa, Narrativa storica
Formato: Paperback
Pagine: 1104
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five-stars

Partito alla volta dell'Oriente per il monopolio olandese del commercio con Cina e Giappone, John Blackthorne, comandante dell'Erasmus, si ritrova costretto da una tremenda tempesta al naufragio in un villaggio di pescatori nel Giappone feudale del XV secolo. In un mondo sconosciuto e lontano, Blackthorne deve trovare il modo di sopravvivere. Grazie al suo coraggio, che lo condurrà sulla via dei samurai, con il soprannome di Anjin (il navigatore) diventerà il fido aiutante dello Shogun e nella sua ascesa al potere conoscerà l'amore impossibile per la bella e ambigua Mariko.

Recensione senza spoiler

Attirato dalla sua accattivante copertina, qualche mese fa acquistai Shogun senza saperne molto. Per fortuna questo è stato un acquisto di successo grazie al quale ho potuto scoprire questa fantastica saga.

Trama

Siamo in Giappone, è il 1600 e la nave dell’inglese John Blackthorne, il nostro protagonista, approda sulla costa di Anjiro in seguito a una tempesta. Blackthorne imparerà gli usi e i costumi giapponesi mentre Toranaga, il damyo (feudatario giapponese) che prende sotto la sua protezione Blackthrone, combatte tramite giochi di potere un altro damyo suo nemico, Ishido, nel tentativo di ottenere il potere politico totalitario.

Il libro è facilmente divisibile in due metà. La prima metà è quella di narrativa pura dove John Blackthorne arriva in Giappone e inizia a scoprire la cultura giapponese. Nella seconda metà del libro Blackthorne e la cultura giapponese passano in secondo piano e lasciano spazio a Toranaga e agli intrighi politici.

La prima parte è la più affascinante e unica, in quanto impariamo a conoscere il mondo giapponese dell’epoca dagli occhi di un europeo, personaggio totalmente differente ed estraneo a quella cultura. Ci vengono descritti nel dettaglio usi e costumi, il cibo, le abitudini e le credenze dei giapponesi al tempo.

La seconda parte è più lenta e politica, sempre interessante e scorrevole ma molto diversa dalla prima. Purtroppo la famosa guerra tra Ishido e Toranaga viene solo citata, anche se tutta la seconda parte del libro parla solamente di questa famosa guerra.

Stile di scrittura

Lo stile di scrittura di James Clavell non annoia mai, pur essendo molto prolisso e dettagliato. Come ci insegna George R. R. Martin, essere prolissi spesso può essere positivo, infatti in questo libro aiuta a immergersi al meglio nel mondo. Durante la lettura ci si sente come se noi stessi fossimo Blackthorne, viviamo appieno gli stessi eventi e le stesse sensazioni del protagonista.

Molte parti del parlato giapponese non sono tradotte, ma lasciate in lingua originale. A volte dopo la frase in giapponese vi è la traduzione, a volte viene lasciato tutto all’intuito del lettore. All’inizio del libro ci vengono comunque elencate molte parole utili in giapponese, dai vari saluti fino agli articoli e alle parole fondamentali, tant’è che mi sono scritto un mini dizionario Giapponese-Italiano per aiutarmi con le frasi più semplici.

Edizione

Questa edizione è ricca di errori banali e facilmente evitabili nel testo, pare che nessuno abbia fatto un controllo anche superficiale del libro prima di mandarlo in stampa. Alcuni errori includono:

  • “[…] fino a quando non io saprai fare tu.” – Pagina 534
  • “[…] avesse deciso li da farsi […]” – Pagina 567
  • “[…] per far lo…” – Pagina 760
  • “[…] e fateche […]” – Pagina 769

E potrei continuare all’infinito, senza contare gli errori che non ho segnato.

Per il resto, l’edizione non è nulla di eccezionale né di pessimo, alla fine il libro si legge senza problemi ed è ciò che conta.

Conclusioni

Un libro fantastico, lettura d’obbligo per gli appassionati di Giappone, di storia o di racconti dettagliati e immersivi in stile George R. R. Martin.

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